In giardino finalmente!

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L’emozione di questi ultimi giorni è indescrivibile… Ho lavorato tanto pensando al giorno in cui vi avrei portato finalmente in giardino! Non che prima di ora non potessi farlo, e in qualche raro caso è anche già accaduto, ma mi faceva piacere presertarvi il giardino nel migliore dei modi! Lo faccio ora, con la gioia che mi fa tremare le mani e l’entusiasmo di una nuova avventura, dando il benvenuto a tutti voi! Benvenuti a casa, benvenuti a Palazzo Tartaglione, benvenuti in giardino!

Palazzo Tartaglione
web: www.palazzotartaglione.it
Fb: https://www.facebook.com/palazzotartaglione

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Una settimana in Salento: Torre Colimena, San Pietro in Bevagna, Porto Cesareo, Manduria

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Tempo per perdersi in luoghi selvaggi che quasi si vorrebbe non fossero così accessibili, per non dover pensare al pericolo che il futuro possa riservar loro.

Tempo per perdersi tra torri di avvistamento e città antiche, come Manduria, bella, raffinata, ricca di storia ed arte, con palazzi superbi e nobili dimore (come ha perfettamente descritto un amico di fb).

Tempo di guardare i figli un po’ più da lontano (e anche di calare mezzo chilo di pasta in quattro :-) ma quanto crescono in fretta?)

San Pietro in Bevagna è stato solo il punto di partenza per scoprire un tratto di costa di incredibile bellezza.
In una sola giornata si può partire da lì e, attraversando Torre Colimena e Punta Prosciutto, giungere a godere di uno splendido tramonto a Porto Cesareo.

Torno a casa con gli occhi che guardando il cielo ricordano il mare, mi porto dietro i vigneti, gli uliveti, una chiesetta addossata ad una torre, un museo della civiltà del vino primitivo che, nelle vasche un tempo colme di vino, conserva come un tesoro la storia dei nostri antenati, e ancora, i gelsi, gli oleandri e delle meravigliose bouganville che il sole accende di colori così deliziosamente sfacciati che non riesco a immaginare un’estate senza.

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Cliccare sulle immagini per ingrandire…

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Una bordura di ortensie per una magnolia di quarant’anni

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Questa estate compirò quarant’anni. Come la magnolia (magnolia grandiflora) che già comincia a sbocciare in cortile, assicurando all’aria ancora un altro mese di dolcissimo e penetrante profumo, ora che gli aranci e i falsi gelsomini (trachelospermum jasminoides) non ne emanano più, ormai sfioriti.

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La magnolia è stata piantata qui già grandicella, circa trent’anni fa, al posto di un salice, che pure mi aveva regalato uno scricchiolante letto di foglie su cui giocare, e quel frinire di cicale che donava al giardino della mia infanzia le sembianze di un luogo di eterna vacanza. Lo adoravo, come ora la magnolia che ha preso il suo posto… così maestosa, così elegante! Il primo regalo per i miei quarant’anni l’ho fatto a lei, che festeggia più o meno la mia età. Ho pensato che le sarebbe piaciuta una bordura di ortensie (Hydrangea arborescens ‘Annabelle’), così eleganti pure loro, e che addolciscono ora con il loro portamento leggero il muro di cinta del giardino contro cui sono state piantate. Le infiorescenze globose richiamano, nel colore, quelle della magnolia, così come quello dei riquadri del muro.

Mi piacerà compiere 40 anni, e se ci ho visto giusto le ortensie e la magnolia saranno ancora in fiore quel giorno…

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Mi trovate in giardino

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mi_trovate_in_giardino_7 Capita che finisca anche il tempo della bouganville, regina del cortile solo fino a ieri, e che tutti quei petali ormai stinti comincino a danzare ammucchiandosi qua e là, ed io, rapita, cominci a far danzare i miei di pensieri, finché non ci pensi il vento a spazzarli via, la pioggia a ridurre tutto in poltiglia, o chiunque altro che in tanta bellezza non trovi niente di più che del lavoro poco gradito. Spero sempre di arrivare prima. E di approfittare di un disegno precostituito in cui la mia mano non è necessaria, il mio tempo non è sprecato, e su cui non c’è bisogno d’altro che di un attimo, per soffermarsi a contemplare. mi_trovate_in_giardino_3 mi_trovate_in_giardino mi_trovate_in_giardino_5 mi_trovate_in_giardino_4 Mi trovate in giardino se la giornata è stata dura ed è difficile togliersela di dosso. Basta un giro, neanche cinque minuti, e sono pronta a ricominciare da capo. Mi trovate in giardino quando sono felice, vorrei gridarlo al mondo, ma chi ne capirebbe il motivo? Lo tengo per me, e attraverso i viali con le ali ai piedi. Mi trovate in giardino per nessun motivo, ci vado e basta, e questo giardino non è mai uguale a se stesso e quanto sono felice che faccia quasi tutto da sé. mi_trovate_in_giardino_9 mi_trovate_in_giardino_8 mi_trovate_in_giardino_6Mi_trovate_in_giardino_2

Quel ramo di nasturzio

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Osservo da qui dove scrivo (il tempo e le temperature permettono finalmente di  starsene a lungo qui fuori, dove azioni comuni quali lo scrivere, il leggere o il pranzare, diventano le esperienze più gratificanti che si possano sperimentare!) osservo dicevo, quel ramo di nasturzio (trapaeolum majus) che ha preso a svilupparsi manco pensasse di essere la pianta di fagiolo di quella famosa fiaba inglese… Dopo aver superato il primo piano delle edere variegate, e poi il secondo, dopo aver cercato di avvilupparsi alla piantina di fragole appena divisa dalla pianta madre, dopo essersi aggrappata all’altezza del cuore d’edera, ho lasciato che procedesse, curiosa di vedere fin dove volesse arrivare…

Una me più giovane avrebbe tagliato subito via quel ramo: mi sarebbe sembrato fuori posto nella sua pretesa di valicare i limiti assegnatigli. Ora invece osservo quel ramo sospeso nell’aria, dirigersi verso destra e poi verso sinistra, di nuovo a destra e poi ancora a sinistra… Cosa detterà il suo comportamento dinamico? La ricerca di un supporto, ovvio, ma in base a cosa sceglierà ogni volta la direzione da seguire? C’entrerà forse il suo rapporto col sole? Lo stesso che trattiene me qui fuori a fare ipotesi strampalate su un ramo di nasturzio che sembra aver perso la strada? Ma com’è dolce questo tepore, come sei dolce tu, Aprile…

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I giardini venuti dal… compost!

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Non ricordavo di aver piantato semi di prezzemolo lì! Nel vaso della bouganville sì, ma è stato più di un anno fa… e non è neanche mai venuto fuori nulla! E poi invece la Natura decide che è arrivato il momento di farmi un regalo… e che regalo! Oh… la sorpresa e la gioia di trovare piantine appena nate dove noi non c’entriamo proprio nulla… Un regalo appunto…

Ho scoperto successivamente che in realtà non si trattava di prezzemolo ma di sedano… meglio ancora! E siete curiosi di sapere chi è stato l’artefice di tutto ciò? Un bidone! Sì si’, proprio così, quel simpatico bidone color verde acido che se ne sta reietto sotto la caldaia e che uso come compostiera! Avrò buttato lì dentro i rami secchi andati a fiore del sedano coltivato lo scorso anno e voilà, me ne è stato restituito il cento! E che dire dei semi di nasturzio che sono venuti fuori sempre da lì, già germogliati?

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I giardini venuti dal compost… è proprio il caso di dire, prendendo in prestito il titolo del libro di Maria Gabriella Buccioli (I giardini venuti dal vento, di cui consiglio vivamente la lettura!) in cui racconta il suo modo di fare giardino, diciamo così, a braccetto con la Natura stessa.

A ciascuno il suo modo di fare giardino… a lei quello di farlo agevolando e proteggendo ciò che la Natura già di per sé compie, spostando piantine che altrimenti verrebbero falciate, piantando cartelli per fermare l’azione delle lame meccaniche sui cigli delle strade, lasciando che le piante delle oasi madri vadano a fiore per poter spargere i loro semi ovunque possano arrivare. Ma solo chi ha alle spalle una grande conoscenza del mondo botanico poteva creare i Giardini del Casoncello, questo il nome del giardino di Maria Gabriella Buccioli, che tale conoscenza l’ha acquisita divorando libri di botanica, studiando e facendone esperienza sul campo, che le ha consentito di riconoscere piante interessanti a partire da una piccola rosetta di foglie appena spuntata dal terreno. Leggere la sua storia o, credo, sentirla raccontare da lei stessa in una visita al suo giardino (che prima o poi farò), è come perdersi in una favola! Come quelle che lei raccontava quando faceva teatro, prima di abbandonarlo per dedicarsi completamente al giardino. Lei che non aveva voluto figli per dedicarsi più liberamente alle sue passioni, si è trovata poi pian piano ad essere assorbita completamente dai lavori tra le piante al Casoncello!

Non è certo da tutti dedicare la propria vita ad un giardino, ma anche se si ha a disposizione solo un piccolo terrazzo o un balcone è possibile provare la gioia di veder nascere da sole nuove piantine! In questo la pratica del compostaggio è di grande aiuto: mentre prepariamo concime buono per le nostre piante e riduciamo la quantità di rifiuti che esce dalle nostre case, in modo che almeno il sacchetto dell’umido non trabocchi di scarti di frutta e verdura, ci è concesso di provare quell’euforia di ritrovarsi i vasi straripanti di sedano, basilico, pomodorini, peperoncini, nasturzi, fragole… e chi più ne ha più ne metta (nella compostiera, ovviamente! :-))

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Una camelia in vaso

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Dicono che la camelia non sopporti di essere costretta in vaso per più di 3 anni. Sarà, e ne ho fatto esperienza più volte io stessa. Ma è ancora troppo freddo per immaginare di poter godere in futuro della sua fioritura in giardino. Lì i lavori primaverili sono in verità già cominciati, ma non c’entra, la fatica fisica riscalda… Ci ammazziamo per riparare ai danni di rampicanti troppo invadenti, quasi ci rimettiamo le penne in una crisi asmatica provocata dal tentativo di eliminare le foglie appassite della fatsia, ci anchilosiamo (ginocchia a terra) per estirpare le erbacce dagli interstizi del basolato in cortile… Ma non possiamo mica già starcene seduti su di una panchina a contemplare la bellezza di piante e fiori? Magari scendiamo a raccogliere limoni per le nostre torte e arance per le spremute ai bambini, ma poi filiamo su, e magari accendiamo pure un po’ il camino, oppure approfittiamo della fiamma del forno a legna.
Quindi no, la fioritura di questa camelia voglio godermela proprio tutta qui in terrazzo, ogni volta che salirò le scale e sarà la prima presenza viva che mi accoglierà. Per questo, studierò bene la grandezza del vaso in cui trapiantarla, il terriccio e le cure che le serviranno, e se per caso non le andrà bene, pazienza, avrà già assolto il suo compito di compagna invernale degli ultimi due anni, e se dopo l’ultimo anno che le é stato diagnosticato in vaso vorrà andare via, bé, me ne farò una ragione.

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Onestà e sostenibilità in giardino, in terrazzo e in casa

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succulenta_rossa Ecco, ci risiamo, piove. E durerà fino a giovedì. Ci tocca rimanere rintanati ancora per un po’ in casa, dove, in verità, è già alquanto soddisfacente l’attività giardiniera di chi in famiglia ha cominciato a dedicarsi alle prime semine: io, che ho iniziato con i semi facili delle ipomee (il mio sogno ricorrente degli ultimi tempi è quello di trovarmi sprofondata in una poltrona di vimini immersa in una lettura avvincente e in una miriade di quei magnetici fiori blu che mi hanno ipnotizzata la scorsa estate… o era già autunno? Mamma mia, come passa il tempo!); mio figlio, il piccolo di casa, che guardandomi con quegli occhioni neri mi prega di fare mio il suo progetto di coltivare un orto. Non che sia contraria, figuriamoci, ma convincerlo che in giardino non c’è abbastanza sole per crescere pomodori, melanzane e lattughe, è un’attività sfibrante. Meglio coltivarlo in terrazzo un orto, cerco di appassionarlo, ma nonostante i miei sforzi, non riesco a ottenere che comprenda l’importanza del sole. Tra l’altro, mi è venuta la pessima idea di spiegargli che non sempre dai semi che piantiamo con tanto amore, ricaviamo un raccolto non dico abbondante, ma almeno poco più che deludente, e di profilargli, nel caso, la possibilità di acquistare piantine già pronte per il trapianto. Ho sortito come unico effetto quello di sentirmi insignita dell’appellativo di strega cattiva! E’ che credo che bisogna essere onesti, soprattutto con i bambini, ecco. Un adulto, giardiniere dilettante, che legge dalle riviste di settore proposte di progetti di orti anche solo quattro per quattro, e che abbia almeno una volta nella vita provato a coltivare un ortaggio anche in un solo vaso, riesce a comprendere senza difficoltà che coltivare un orto di tali dimensioni è pura follia, a meno che non si decida di cambiare mestiere o di prendere a stipendio una persona che al nostro posto coltivi la nostra passione (e poi che passione sarebbe?). succulenta_terrazzo Forse sto divagando troppo, ma questo concetto di onestà continuo a pensarlo inevitabilmente legato a quello di sostenibilità di cui i professionisti ai quali affidiamo i nostri progetti nel verde dovrebbero raccontarci prima di tutto e soprattutto, per evitare che i nostri giardini, terrazzi e balconi, dopo quel paio di anni di gloria, diventino luoghi abbandonati che vanno ad aggiungersi a quelle tristi aiuole pubbliche delle città che nutrono scarso interesse per il decoro cittadino affidato ad alberi e fiori e che ispirano nell’animo dei più sensibili feroci azioni di guerrilla gardening. A proposito, preparare seed bombs insieme ai piccoli è una divertentissima attività primaverile. Le nostre munizioni sono già pronte e stiamo studiando la piantina della nostra città per stabilire quali aiuole saranno il nostro prossimo bersaglio. Per le balconette, restando in tema di sostenibilità, conviene scegliere succulente che richiedano il minimo impegno e che risultino anche molto piacevoli alla vista. Non sempre un effetto strepitoso richiede un grande sforzo. Nella prima foto vedete un particolare della succulenta che pende dalla ringhiera (echeveria o graptopetalum? Sto ancora studiando) di fronte alla finestra della cucina. E pensare che a quella pianta basta quasi solo la pioggia! Trovo meraviglioso quel colore verde glauco che vira al rosa e poi al rosso a seconda del sole o del freddo (o di una combinazione dei due, non ho ancora ben capito). Nella seconda foto potete osservare rosette della stessa pianta con colorazioni diverse. Stupefacente, vero? Una succulenta (ancora in dubbio tra echeveria e graptopetalum) l’ho trasferita anche in casa, dopo che ha patito le pene di una stagione che l’ha vista più volte rovesciarsi al suolo in balia del vento. Ora è al sicuro, al posto di un’orchidea phalaenopsis verso la quale il mio interesse nel tempo è andato via via scemando. Questa nuova presenza scultoria mi convince definitivamente che preferisco in casa foglie carnose rispetto a rami leggeri che mi piace invece sentire attraversare dal vento. In ogni caso, se piante d’appartamento devono essere, che lo siano tutto l’anno: in un libro letto di recente, The Unexpected Houseplant, sebbene abbia trovato numerose ispirazioni, avrei preferito non ritrovarmi tra le piante consigliate, quelle che in alcuni mesi dell’anno la stessa autrice dichiara che debbano necessariamente essere spostate all’esterno. E chi uno spazio esterno non ce l’ha? Credo che il lavoro da fare nella direzione della ricerca della miglior pianta d’appartamento sia ancora lungo. succulenta_appartamento

Della fine dell’inverno, di pettirossi, codirossi e cambiamenti

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La coda dell’inverno è dura da scorticare, mi pare si dica così, no? Se poi ci si mette pure Olive Kitteridge (trasposizione in TV dell’omonimo romanzo di Elizabeth Strout, premio Pulitzer 2009) e anche Il caso Eduard Einstein, di cui da tempo avevo voglia di saperne di più, e infine una pioggia interminabile lunga tre settimane, allora forse potrete capire… Prove davvero difficili per me che mi immedesimo nei personaggi dei film e dei libri che attirano molto la mia attenzione, e per me che adoro il sole e mi ci metto a prenderlo anche da dietro le imposte, trascinando accanto al vetro di una finestra la sedia che mi ritrovo più vicina…

Qualche giorno di primavera anticipata però l’abbiamo avuto (dopo la fioccata di inizio settimana), e ne ho approfittato per una risistematina ai vasi in terrazzo, sempre troppo piccolo per contenere tutto quello che vorrei! Bisogna continuamente prendere decisioni, fare delle scelte… un limone o un secondo melograno al posto della bouganville che in vaso comincia a mostrare segni di sofferenza? Un alberello di limoni sarebbe meraviglioso… esprimerebbe al meglio la mia idea di terrazzo al sole, qui alla mia latitudine… Ma di limoni ne ho in cortile, in giardino, mi sembrerebbe ridondante. Anche il melograno c’è già in giardino, giusto all’entrata, con i rami che si inarcano sulle coppe di cotto che sovrastano il cancello. Ne ho anche uno in miniatura in terrazzo, che è la mia gioia, da quando compaiono sui rami spogli i primi germogli a quando si riempie di frutti che lo decorano fino a Natale. Ecco, è proprio questo suo trasformarsi lungo i mesi e soprattutto il fatto che perda completamente le sue foglie durante l’inverno (caratteristica che manca al limone), che mi ha convinta a prenderne un altro e a posizionarlo simmetricamente al primo lungo la ringhiera di fronte alla finestra che dà sul terrazzo. I cambiamenti sono importanti nelle piante e lo sono anche per me, mi danno la forza di ricominciare e di rinnovare o modificare decisioni già prese, e di fare spazio a quelle ancora da prendere.

Poi ci sono le succulente… Sono così belle, rigogliose, e che meraviglia notare le diverse sfumature di colore che assumono le loro foglie carnose a seconda dell’esposizione più o meno diretta al sole! Ce ne sono che crescono a vista d’occhio ed io che mi danno nel trovare posto a tutte! Prenderò talee da tutto quello che trasborda eccessivamente dai vasi e e le infilerò in quelli che ho liberato dalle erbacce sul secondo balcone, quello meno frequentato (e perciò sfortunato) che affaccia sulla strada: insieme alle ipomee che farò attorcigliare lungo la ringhiera, mi regaleranno la tranquillità di sapere che posso anche dimenticarmi di loro per un po’, quando per esempio arriverà l’estate, o semplicemente quando non mi andrà di occuparmi anche di loro…

Ah dimenticavo, alla schiera di volatili che atterrano sul mio terrazzo si è aggiunto finalmente anche il pettirosso. Non mi sembra sia propriamente un uccello di città, ma sembra abbia apprezzato l’ecosistema che si è creato qui. Insieme ai codirossi (spazzacamino e non), ai merli, ai passerotti, ai lucherini e ad un non meglio identificato uccellino piccolo, grigio e carino che credo stia decidendo di approntare il proprio nido all’ombra dei rami secchi dei crisantemi (che dunque non taglierò), si fionda sulle briciole degli avanzi natalizi di un panettone all’uvetta, decretando definitivamente il capolista della classifica ufficiale dei cibi preferiti dai miei amici pennuti.

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Puntualità

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E poi cominci a far caso che anche i desideri seguono le stagioni, i mesi, i momenti dell’anno…
Come le piante. Anzi di più.
Perché può anche darsi che le nostre camelie comincino a fiorire a dicembre anziché a febbraio, come è successo di recente, quando ci siamo incantati di fronte ad alberelli ricoperti di petali bianchi anziché di neve…
Invece no, quella voglia di salutare le mie montagne arriva sempre uguale a se stessa. Puntuale. Non prima. Non dopo. E di solito è una giornata di cielo terso, una giornata di rami spogli contro un cielo blu, e di erbetta fresca e verde che come noi crede sia già primavera…
Eppure, il sole che il pomeriggio saluta all’orizzonte ancora troppo presto dovrebbe bastare a convincerla che non è ancora arrivato il momento…

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