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Mi ritorna spesso alla mente la sequenza di un antico racconto russo letto di recente in cui una specie di strega di nome Baba Yaga raccomanda a Vassilissa, protagonista della vicenda e di cui viene narrata una sorta di iniziazione, di non chiedere più del necessario: “Se troppo saprai, presto invecchierai…”.

Avevo già riflettuto in passato sul pericolo del raggiungimento della saggezza anzitempo, e mi era già molto chiaro che non si dovesse andare al di là di un certo limite rispetto alla sete di conoscenza. Anche nel percorso verso la sapienza bisogna trovare un equilibrio, che spesso significa fermarsi prima di raggiungere la piena comprensione delle cose.

A volte è difficile conservare lo stupore, soprattutto quando per indole e per mestiere si è portati ad analizzare le cose da ogni punto di vista, finché un’idea, una questione non viene del tutto sviscerata. Eppure dobbiamo trovare anche il modo di fermarci. Ognuno il suo. Il mio è cercare il contatto con la natura. Quando scendo in giardino o faccio una passeggiata in montagna, le sentinelle che nella mia testa sono perennemente sull’attenti, trovano finalmente un po’ di riposo. Non che il giardino sia privo di occasioni di inoltrarsi attraverso sentieri bui e tortuosi alla ricerca dei segreti dell’esistenza, ma l’atteggiamento mio qui non è quello dello studioso, ma piuttosto di un bambino che accoglie i misteri della natura con meraviglia e gratitudine.

E voi, con quale atteggiamento vi ponete nei confronti della natura? Quali modi avete per conservare lo stupore di fronte alla vita?

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