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A Pia, e a quel tulipano libero e spensierato, che occhieggia scarlatto nel mare verde dell’erba, indifferente a noi umani nella ressa di altre creature simili a lui, gioiosamente perso nella folla.

Gardenia. Aprile 2016. Apprendista di felicità. Sembra il luogo e la data di un avvenimento. E in effetti lo è, visto che Gardenia era il luogo del nostro consueto appuntamento. Come sempre la mia lettura cominciava dall’ultima pagina, dove trovavo il tuo contributo. Poetico. Colto. Profondo. Giusto il tempo di leggere le prime due o tre frasi e ho capito subito che non eri più tu a scrivere. Me l’aspettavo. Sapevo della malattia. Avevo acquistato un po’ di tempo prima il tuo ultimo libro “Al giardino ancora non l’ho detto”, appena pubblicato. Era il racconto del tuo graduale distacco da quel giardino che hai tanto amato. Avevo cominciato a leggerlo subito. Pensavo che l’avrei divorato, come è successo con gli altri tuoi libri. E invece no. Ho dovuto fermarmi.  Non sopportavo di leggere di una storia d’amore sapendo che di lì a breve sarebbe finita. Così ho stretto a me più che potevo i tuoi ultimi articoli per Gardenia, per gli ultimi mesi che ti rimanevano. E come sempre, negli anni, ci trovavo la mia consolazione alle profondità dell’animo a cui rimandano i silenziosi accenni della natura.

Chissà perché, mi torna in mente il tuo contributo sui tulipani (Aprile 2014), che hai liberato finalmente dalla veste di prime donne a cui sono stati costretti da umani alla ricerca della bellezza sfacciata, gridata. Mi sembra di vederli i tuoi tulipani, anche ora che è estate. Ridono e si divertono in mezzo all’erba, e non si curano se vengono scompigliati dal vento e se i loro colori non seguono schemi cromatici che ingabbiano la libertà di essere e di vivere come si vuole. E vedo te, sotto il tuo salice, che avresti voluto estirpare e al quale non avresti mai pensato di poterti affezionare. Come ad ogni pianta o pensiero ai quali hai generosamente concesso una possibilità. Ti vedo, sì, che sollevi appena le braccia, e i suoi rami flessuosi scendono giù giù fino a terra per abbracciarti.

Addio Pia. Mi mancherai.