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codirosso

La coda dell’inverno è dura da scorticare, mi pare si dica così, no? Se poi ci si mette pure Olive Kitteridge (trasposizione in TV dell’omonimo romanzo di Elizabeth Strout, premio Pulitzer 2009) e anche Il caso Eduard Einstein, di cui da tempo avevo voglia di saperne di più, e infine una pioggia interminabile lunga tre settimane, allora forse potrete capire… Prove davvero difficili per me che mi immedesimo nei personaggi dei film e dei libri che attirano molto la mia attenzione, e per me che adoro il sole e mi ci metto a prenderlo anche da dietro le imposte, trascinando accanto al vetro di una finestra la sedia che mi ritrovo più vicina…

Qualche giorno di primavera anticipata però l’abbiamo avuto (dopo la fioccata di inizio settimana), e ne ho approfittato per una risistematina ai vasi in terrazzo, sempre troppo piccolo per contenere tutto quello che vorrei! Bisogna continuamente prendere decisioni, fare delle scelte… un limone o un secondo melograno al posto della bouganville che in vaso comincia a mostrare segni di sofferenza? Un alberello di limoni sarebbe meraviglioso… esprimerebbe al meglio la mia idea di terrazzo al sole, qui alla mia latitudine… Ma di limoni ne ho in cortile, in giardino, mi sembrerebbe ridondante. Anche il melograno c’è già in giardino, giusto all’entrata, con i rami che si inarcano sulle coppe di cotto che sovrastano il cancello. Ne ho anche uno in miniatura in terrazzo, che è la mia gioia, da quando compaiono sui rami spogli i primi germogli a quando si riempie di frutti che lo decorano fino a Natale. Ecco, è proprio questo suo trasformarsi lungo i mesi e soprattutto il fatto che perda completamente le sue foglie durante l’inverno (caratteristica che manca al limone), che mi ha convinta a prenderne un altro e a posizionarlo simmetricamente al primo lungo la ringhiera di fronte alla finestra che dà sul terrazzo. I cambiamenti sono importanti nelle piante e lo sono anche per me, mi danno la forza di ricominciare e di rinnovare o modificare decisioni già prese, e di fare spazio a quelle ancora da prendere.

Poi ci sono le succulente… Sono così belle, rigogliose, e che meraviglia notare le diverse sfumature di colore che assumono le loro foglie carnose a seconda dell’esposizione più o meno diretta al sole! Ce ne sono che crescono a vista d’occhio ed io che mi danno nel trovare posto a tutte! Prenderò talee da tutto quello che trasborda eccessivamente dai vasi e e le infilerò in quelli che ho liberato dalle erbacce sul secondo balcone, quello meno frequentato (e perciò sfortunato) che affaccia sulla strada: insieme alle ipomee che farò attorcigliare lungo la ringhiera, mi regaleranno la tranquillità di sapere che posso anche dimenticarmi di loro per un po’, quando per esempio arriverà l’estate, o semplicemente quando non mi andrà di occuparmi anche di loro…

Ah dimenticavo, alla schiera di volatili che atterrano sul mio terrazzo si è aggiunto finalmente anche il pettirosso. Non mi sembra sia propriamente un uccello di città, ma sembra abbia apprezzato l’ecosistema che si è creato qui. Insieme ai codirossi (spazzacamino e non), ai merli, ai passerotti, ai lucherini e ad un non meglio identificato uccellino piccolo, grigio e carino che credo stia decidendo di approntare il proprio nido all’ombra dei rami secchi dei crisantemi (che dunque non taglierò), si fionda sulle briciole degli avanzi natalizi di un panettone all’uvetta, decretando definitivamente il capolista della classifica ufficiale dei cibi preferiti dai miei amici pennuti.

pettirosso

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