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andare_a_piedi_filosofia_del_camminare

Mi piacerebbe osservare dal di fuori la mia camminata, la mia andatura, come in una ripresa video fatta a mia insaputa, mentre mi sposto da una parte all’altra del mio spazio, lungo i sentieri del quotidiano. Chissà che tipo di camminatore scoprirei… Un camminatore instancabile come lo deve essere stato Nietzsche, che amava le alte vette e anche il mare, dove si viene schiaffeggiati da un vento che impone di rimanere desti, oppure come Rimbaud, il quale più che camminare, fuggiva…

Sarebbe, la mia, una camminata malinconica, alla Nerval, o disciplinata come quella di Kant? O sarebbe un po’ di tutte queste messe insieme? O nessuna di queste? Quante camminate mi appartengono?

Ho portato numerosi libri con me in giro questa estate (leggo quasi solo in vacanza, ormai). Tra tutti mi ricorderò di un libricino di filosofia (Andare a piedi – Filosofia del camminare, di Frédéric Gros, docente universitario di filosofia a Parigi). E mi ricorderò anche di questa mia camminata estiva, più rilassata che nelle altre stagioni, e cercherò di portarmela dietro in città, e di attivarla, quando il ritmo serrato degli impegni quotidiani cercherà di farmela dimenticare.

Segnalibro 

  • Cap. 3. Perché sono un così buon camminatore (Nietzsche)
  • Cap. 5. Lentezza
  • Cap 24. Mistica e politica (Gandhi)

 

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