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luce d'estate ed è subito notte

Se leggerete un solo romanzo quest’estate, fate che sia LUCE D’ESTATE ed è subito notte di Jón Kalman Stefánsson.

A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande, a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell’estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell’inverno accende la magia delle stelle: l’opinione dell’editore (Iperarborea) è già un invito troppo allettante da rifiutare, ma la lettura di questo romanzo supera ancor più le aspettative.

Ogni parola al suo posto, maestria di un romanziere che è anche poeta (e si sente!), descrizioni di eventi e di personaggi che si lasciano subito amare da noi che ce ne stiamo al di qua di quel loro mondo, così magico, così reale. Storie che cominciano e finiscono l’una nell’altra con una sorprendente fluidità; la poesia e l’ironia che convivono perfettamente alimentandosi l’una dell’altra; le pennellate di una realtà che diviene spesso quadro surreale…

Un romanzo tutto da gustare, proprio come farebbe quel Dio che si sistema nella cuccetta dietro i sedili del camion di Jakob, tira la tendina e si rilassa dalle tribolazioni del mondo, dalla logorrea eterna degli angeli, ascolta il mormorio del motore, le conversazioni di Eygló e di Jakob, magari canticchia sottovoce insieme ad Ási í Bae e a Elvis Presley […]. E il chiarore sui monti e la strada e le nubi e i fossati e le case e i fiumi e loro due sono così belli.