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Con molto piacere apprendo della recente presentazione delle prime sperimentazioni avviate dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania per la valorizzazione del Real Bosco di Capodimonte di Napoli.

Con i suoi 134 ettari, il sito è è di grandissimo interesse storico e botanico, con un patrimonio arboreo che conta 400 entità vegetali impiantate nell’area nel corso di due secoli, 150mila alberi ad alto fusto, 10 ettari di praterie restaurate. All’interno del sito, oltre alla Reggia di Capodimonte, che ospita il Museo Nazionale omonimo, sono presenti 16 edifici storici risalenti al XVIII – XIX secolo, originariamente funzionali allo svolgimento delle attività venatorie e produttive che vi si svolgevano e 12 km di viali percorribili. L’intero complesso, di proprietà demaniale e in consegna alla Soprintendenza BAPSAE per Napoli e Provincia, dichiarato dal 13 ottobre 1965 “sito di particolare  interesse culturale” ai sensi della L.1089/39, ha enormi potenzialità ancora per gran parte inespresse e nel 2011 ha visto un’affluenza di 1 milione di visitatori (tra famiglie residenti, studenti, sportivi, turisti).

Obiettivo del progetto è la valorizzazione sostenibile del sito attraverso il recupero delle attività produttive storicamente radicate come la Porcellana, la Floricoltura, l’Agricoltura e l’Erboristeria, e la sperimentazione di nuove forme di gestione partecipata tra pubblico e privato.

Le prime sperimentazioni avviate a gennaio 2012 vedono la partecipazione di Slow Food Campania, che ha recuperato e messo in coltura gli antichi orti della Masseria Torre all’interno del sito, e della Confagricoltura Napoli con il progetto Agri-cultura nel Real Bosco di Capodimonte. Nell’ambito del Progetto complessivo di valorizzazione, la Direzione Regionale ha avviato anche l’iniziativa “La porcellana di Capodimonte oggi” in collaborazione con la Fabbrica delle Arti – laboratorio, atelier e centro di ricerca di alto artigianato artistico e design – che si propone il recupero e l’innovazione dell’antica lavorazione artistico-artigianale della porcellana.

Il mio auspicio è che progetti di questo tipo, attenti alla vocazione storica dei siti per i quali sono pensati, possano al più presto investire anche gli altri, numerosissimi siti di interesse architettonico, artistico, culturale e paesaggistico di cui il nostro Paese trabocca e che purtroppo non sempre vengono valorizzati al meglio.