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Domenica pomeriggio, esplorazione in giardino con i bambini. Dopo esserci ricoperti di Autan (i miei si ostinano a non provvedere ad una soluzione definitiva contro le zanzare), abbiamo aperto il cancello… Non pensavo di mancare da così tanto tempo: l’aspetto è notevolmente cambiato dall’ultima volta! Praticamente il giardino è diventato un bosco. I rami degli alberi si sono così infittiti che la luce del sole fa molta fatica ad entrare. La vite canadese, che ricopriva solo l’esterno del pagliaio, ora avanza anche sul pavimento. I corridoi sono invasi da piante infestanti e i sentieri tappezzati di miseria che vegeta rigogliosa dappertutto, tranne che ai piedi del filare di allori (dimostrazione della tossicità di questi). Che dire poi della lantana: si è ostinata a crescere sempre più forte dopo ogni potatura. Pare lo faccia apposta.

Devo dire che nel complesso l’aspetto di bosco non mi dispiace, anzi… Pensate che questo giardino è sostanzialmente un agrumeto: numerose sono le piante di arance, limoni e mandarini, che tra poco coloreranno tutte le chiome.  Diventa di anno in anno più difficile la lotta contro il loro desiderio di sovrastare le altre varietà che per natura sono più alte. Da tempo ormai cerco di convincere mia madre ad arrendersi, dato che la potatura annuale è diventata una fatica insostenibile. E poi, l’ho già detto, a me questo bosco in cui si è trasformato il giardino piace, e tanto!

Salendo una scala in disuso, meraviglia delle meraviglie, abbiamo intravisto dei grappoli di uva fragola che pendevano da tralci ingarbugliati e attorcigliati intorno a degli aranci. Non c’è voluto molto per capire chi avesse piantato quella vite. Il pensiero è andato subito al caro Carluccio, che fino a poco prima di lasciarci ha curato il nostro giardino con la dedizione di chi diventa di casa.

Ricordo che spesso osteggiavo i suoi esperimenti in giardino. Lui continuava a seminare pomodori, zucchine, peperoni e io, maniaca dell’ordine e della pulizia, mi lamentavo del suo orto. Cocciuta io, ma ancora più cocciuto lui.

Sorrido pensando alla mia ostinazione di allora e se lui fosse ancora qui gli chiederei di assistermi nei miei recenti esperimenti. Ne sarebbe contento. Intanto ricevo con gratitudine questo suo regalo inaspettato.

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