Onestà e sostenibilità in giardino, in terrazzo e in casa

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succulenta_rossa Ecco, ci risiamo, piove. E durerà fino a giovedì. Ci tocca rimanere rintanati ancora per un po’ in casa, dove, in verità, è già alquanto soddisfacente l’attività giardiniera di chi in famiglia ha cominciato a dedicarsi alle prime semine: io, che ho iniziato con i semi facili delle ipomee (il mio sogno ricorrente degli ultimi tempi è quello di trovarmi sprofondata in una poltrona di vimini immersa in una lettura avvincente e in una miriade di quei magnetici fiori blu che mi hanno ipnotizzata la scorsa estate… o era già autunno? Mamma mia, come passa il tempo!); mio figlio, il piccolo di casa, che guardandomi con quegli occhioni neri mi prega di fare mio il suo progetto di coltivare un orto. Non che sia contraria, figuriamoci, ma convincerlo che in giardino non c’è abbastanza sole per crescere pomodori, melanzane e lattughe, è un’attività sfibrante. Meglio coltivarlo in terrazzo un orto, cerco di appassionarlo, ma nonostante i miei sforzi, non riesco a ottenere che comprenda l’importanza del sole. Tra l’altro, mi è venuta la pessima idea di spiegargli che non sempre dai semi che piantiamo con tanto amore, ricaviamo un raccolto non dico abbondante, ma almeno poco più che deludente, e di profilargli, nel caso, la possibilità di acquistare piantine già pronte per il trapianto. Ho sortito come unico effetto quello di sentirmi insignita dell’appellativo di strega cattiva! E’ che credo che bisogna essere onesti, soprattutto con i bambini, ecco. Un adulto, giardiniere dilettante, che legge dalle riviste di settore proposte di progetti di orti anche solo quattro per quattro, e che abbia almeno una volta nella vita provato a coltivare un ortaggio anche in un solo vaso, riesce a comprendere senza difficoltà che coltivare un orto di tali dimensioni è pura follia, a meno che non si decida di cambiare mestiere o di prendere a stipendio una persona che al nostro posto coltivi la nostra passione (e poi che passione sarebbe?). succulenta_terrazzo Forse sto divagando troppo, ma questo concetto di onestà continuo a pensarlo inevitabilmente legato a quello di sostenibilità di cui i professionisti ai quali affidiamo i nostri progetti nel verde dovrebbero raccontarci prima di tutto e soprattutto, per evitare che i nostri giardini, terrazzi e balconi, dopo quel paio di anni di gloria, diventino luoghi abbandonati che vanno ad aggiungersi a quelle tristi aiuole pubbliche delle città che nutrono scarso interesse per il decoro cittadino affidato ad alberi e fiori e che ispirano nell’animo dei più sensibili feroci azioni di guerrilla gardening. A proposito, preparare seed bombs insieme ai piccoli è una divertentissima attività primaverile. Le nostre munizioni sono già pronte e stiamo studiando la piantina della nostra città per stabilire quali aiuole saranno il nostro prossimo bersaglio. Per le balconette, restando in tema di sostenibilità, conviene scegliere succulente che richiedano il minimo impegno e che risultino anche molto piacevoli alla vista. Non sempre un effetto strepitoso richiede un grande sforzo. Nella prima foto vedete un particolare della succulenta che pende dalla ringhiera (echeveria o graptopetalum? Sto ancora studiando) di fronte alla finestra della cucina. E pensare che a quella pianta basta quasi solo la pioggia! Trovo meraviglioso quel colore verde glauco che vira al rosa e poi al rosso a seconda del sole o del freddo (o di una combinazione dei due, non ho ancora ben capito). Nella seconda foto potete osservare rosette della stessa pianta con colorazioni diverse. Stupefacente, vero? Una succulenta (ancora in dubbio tra echeveria e graptopetalum) l’ho trasferita anche in casa, dopo che ha patito le pene di una stagione che l’ha vista più volte rovesciarsi al suolo in balia del vento. Ora è al sicuro, al posto di un’orchidea phalaenopsis verso la quale il mio interesse nel tempo è andato via via scemando. Questa nuova presenza scultoria mi convince definitivamente che preferisco in casa foglie carnose rispetto a rami leggeri che mi piace invece sentire attraversare dal vento. In ogni caso, se piante d’appartamento devono essere, che lo siano tutto l’anno: in un libro letto di recente, The Unexpected Houseplant, sebbene abbia trovato numerose ispirazioni, avrei preferito non ritrovarmi tra le piante consigliate, quelle che in alcuni mesi dell’anno la stessa autrice dichiara che debbano necessariamente essere spostate all’esterno. E chi uno spazio esterno non ce l’ha? Credo che il lavoro da fare nella direzione della ricerca della miglior pianta d’appartamento sia ancora lungo. succulenta_appartamento

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