Spaghetti al pesto di avocado e basilico

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I frutti dell’avocado non li scorgi subito sull’albero… devi farci un po’ l’occhio a distinguerli tra le fronde rigogliose. Si mimetizzano in mezzo alle foglie, scure e lucenti pure loro! Devi fermarti un attimo, aguzzare la vista, finché non ne avvisti prima uno, poi due, tre… Caspita, quest’anno più di venti! Che regalo! A meno che l’esemplare non abbia almeno un compagno di gruppo fiorale diverso, pare infatti che la produzione possa risultare anche molto esigua.

Raccolti ancora sodi, bisogna attendere qualche giorno prima che maturino. E’ assolutamente necessario aspettare che sia il momento giusto prima di tagliarli e pelarli, altrimenti si rischia di perderli. Si tastano con delicatezza per controllare che siano abbastanza morbidi su tutta la superficie. L’attesa ci rende quasi trepidanti… ma quando è arrivato il momento giusto, allora possiamo liberare tutta la nostra creatività e lasciarci guidare dalla versatilità di un ingrediente che si presta alle preparazioni più fantasiose!

Io preferisco comunque mantenermi sul classico, e preparare piatti che possano essere graditi a tutta la famiglia. Visto allora che il basilico sul balcone non manca, ma che non è neanche giusto privarsene del tutto, un pesto all’avocado e basilico è quello che ci vuole! L’avocado infatti fa massa, rendendo abbondante e  cremoso il condimento e conferendo al pesto un sapore più gentile… assolutamente da provare!

Spaghetti al pesto di avocado e basilico

Ingredienti (per 4 persone) – 500 g spaghetti o vermicelli (io preferisco questi ultimi); 2 avocadi, un pezzetto di parmigiano, una manciata di basilico, una manciata di pinoli, 2+1 spicchi d’aglio, 7/8 pomodorini, sale, olio evo.

Esecuzione – Soffriggere uno spicchio d’aglio in un giro di olio e saltare i pomodorini tagliati in due o quattro parti e salati. Preparare il pesto frullando la polpa degli avocadi, il basilico, i pinoli, il parmigiano, l’aglio, il sale e l’olio. Cuocere al dente gli spaghetti in acqua salata, condire col pesto (diluito all’occorrenza con dell’acqua di cottura) e decorare i piatti con i pomodorini.

Crostata con crema al mascarpone e fichi caramellati

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crostata mascarpone fichiA casa mia funziona più o meno così: il giardino di città o di campagna ci fa una bella sorpresa, e io per ringraziarlo preparo una torta per la domenica! :)

In questo caso, l’autore dell’ispirazione è stato il fico, che si è finalmente deciso a lasciar maturare i suoi frutti (di solito questo avviene in agosto, ma quest’anno sapete bene gli scherzi che ci hanno combinato le stagioni!). La crostata è velocissima da preparare e gustosissima…

Crostata con crema al mascarpone e fichi caramellati

Ingredienti – Pasta frolla (per la ricetta leggi qui), 250 g mascarpone, 250 g panna fresca, 100 g zucchero, 2 uova, un limone, mezzo cucchiaio di farina, un cestino di fichi neri, 50 g zucchero per caramellare.

Esecuzione – Preparare la pasta frolla e riporla in frigo. Montare la panna e mescolarla al mascarpone e allo zucchero facendo attenzione a non farla smontare. Aggiungere le uova leggermente sbattute, la scorza grattugiata di mezzo limone e la farina setacciata. Foderare di pasta frolla uno stampo apribile di 20/25 cm di diametro con base rivestita di carta forno; versare la crema e rifilare il bordo ad un’altezza di mezzo centimetro sopra il livello della crema. Mettere in forno preriscaldato a 180° e cuocere per 40 minuti. Una volta raffreddata, ricoprire la torta di fichi precedentemente tagliati in quattro e caramellati nello zucchero con alcune gocce di succo e buccia grattugiata del limone.

Stelline di cotognata

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caramelle di cotognataOggi è difficile trovare bambini che possano preferire una salutare confettura fatta in casa a tutte quelle tentazioni confezionate di cui sono ricolmi i ripiani del supermercato. Ma vuoi mettere una bacchetta magica alla cotogna? Nessun bambino resisterà! :)

Stelline di cotognata

Basta preparare della cotognata come spiego qui e ritagliarla con una formina per biscotti a forma di stella. Passare le caramelle ottenute nello zucchero semolato e infilarci degli stecchini. Ideali per una festa di bambini o per il buffet di Natale.

Caramelle di cotognata

Quando si hanno a disposizione delle mele cotogne non si può non utilizzarne qualcuna per preparare la cotognata! Si tratta di rivivere gesti che ci riportano all’infanzia, che ci ricordano le nostre nonne, e poi le mamme, intente in cucina a prepararla e a decantarne le proprietà nutritive.

Le caramelle di cotognata mi ricordano le cose semplici, mi scrive Carla su Instagram, l’autunno in campagna, la sua luce dorata e radente e l’aria frizzante, i buoni sapori di una volta, la mia adorata nonna… Come descriverle meglio di così?

Caramelle di cotognata

Ingredienti per (circa) tre barattoli di caramelle – 2 kg mele cotogne; 600 g zucchero (per ogni Kg di purea di mele ottenuta) + zucchero q.b. per ricoprire le caramelle; 1 limone; acqua.

Esecuzione – Lavare accuratamente le mele con uno spazzolino per eliminare la peluria. Tagliarle a pezzi eliminando la parte con i semi e lasciando la buccia. Metterle sul fuoco in una pentola con un bicchiere d’acqua o quanto ne serve per lasciare ammorbidire le mele. Ridurle a purea con un passaverdura o un frullatore. Pesare e aggiungere 600 g di zucchero (per ogni Kg di purea di mele ottenuta) e il succo di un limone. Cuocere a fuoco medio finché non si noti la confettura scivolare sul fondo della pentola mentre la si mescola con un cucchiaio di legno.  Una volta pronta, versare la confettura in una teglia, in modo che lo spessore risulti di un centimetro circa. Lasciar raffreddare, sformare dalla teglia e tagliare a cubetti. Ripassare in forno a 120°, lasciando uno spiraglio aperto, finché le caramelle non risultino asciutte. Passare nello zucchero semolato e conservare in barattolo di vetro o scatola di latta. Idea creativa: stampare delle tavole botaniche del cotogno (cydonia oblonga) e infilarle nei barattoli prima di riempirli di caramelle e regalarli.

Rigatoni con mele cotogne, pancetta e provolone

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rigatoni_mela_cotogna_pancetta_provoloneCredo di poter affermare con una certa convinzione che l’autunno sia definitivamente la mia stagione preferita! I bambini riprendono finalmente la scuola permettendo a noi mamme lavoratrici di ricominciare la nostra routine con un minimo di serenità; si può finalmente scendere in giardino senza che il caldo ci faccia rinunciare ad intraprendere anche il lavoro più leggero; e si torna a godere del pranzo del sabato che si è avuto un po’ più di tempo di pianificare, magari utilizzando ingredienti che ci ha regalato il giardino durante la settimana trascorsa. Questo è appunto un piatto costruito tutto intorno alla gioia di scoprire che le mele cotogne in giardino erano pronte per essere raccolte e al ricordo di una ricetta per qualche motivo finita nella mia tradizione culinaria.

Rigatoni con mele cotogne, pancetta e provolone

Ingredienti per 4 persone – 400 g rigatoni; 2 scalogni; 150 g pancetta; mezzo bicchiere di vino bianco; 2 mele cotogne; mezzo limone; 100 g provolone semipiccante; sale; pepe; olio evo.

Esecuzione – Lavare le mele strofinandole con uno spazzolino per eliminare la peluria dalla buccia; tagliarle a pezzetti privandole della parte interna con i semi (lasciando la buccia) e mettendole man mano a bagno in acqua e succo di limone; scolarle e  lasciarle ammorbidire in una pentola con un po’ d’acqua. In una padella far rosolare nell’olio lo scalogno tagliato finemente e la pancetta a listarelle. Sfumare con il vino bianco e lasciar consumare lo scalogno a fuoco lento. Aggiungere le mele. Portare a ebollizione l’acqua salata e calare i rigatoni scolandoli al dente. Unirli al condimento e saltare in padella. Servire con un’abbondante manciata di provolone e pepe.

L’inizio dell’autunno

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mela cotognaIl mio autunno comincia così, in un pomeriggio di fine settembre trascorso a potare le lantane in cortile, e a spazzare via la coltre di foglie che l’estate ha ammassato sotto la magnolia. Qualche attimo di riposo sulla panchina e, recuperate le forze, un giro in giardino per stabilire i lavori più urgenti. Uno sguardo verso le chiome degli alberi e la scoperta di mele cotogne più che pronte per essere raccolte! Che gioia! In realtà le mele erano già quasi tutte a terra e seminascoste nei cuscini di erba miseria. Ne ho riempito un’intera cassetta, che ho posto nel sottoscala, per lasciare che quel dolce ed inebriante profumo si spandesse nell’aria, a ricordarmi ogni volta l’inizio della stagione più bella.

A Pia

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cipressi

A Pia, e a quel tulipano libero e spensierato, che occhieggia scarlatto nel mare verde dell’erba, indifferente a noi umani nella ressa di altre creature simili a lui, gioiosamente perso nella folla.

Gardenia. Aprile 2016. Apprendista di felicità. Sembra il luogo e la data di un avvenimento. E in effetti lo è, visto che Gardenia era il luogo del nostro consueto appuntamento. Come sempre la mia lettura cominciava dall’ultima pagina, dove trovavo il tuo contributo. Poetico. Colto. Profondo. Giusto il tempo di leggere le prime due o tre frasi e ho capito subito che non eri più tu a scrivere. Me l’aspettavo. Sapevo della malattia. Avevo acquistato un po’ di tempo prima il tuo ultimo libro “Al giardino ancora non l’ho detto”, appena pubblicato. Era il racconto del tuo graduale distacco da quel giardino che hai tanto amato. Avevo cominciato a leggerlo subito. Pensavo che l’avrei divorato, come è successo con gli altri tuoi libri. E invece no. Ho dovuto fermarmi.  Non sopportavo di leggere di una storia d’amore sapendo che di lì a breve sarebbe finita. Così ho stretto a me più che potevo i tuoi ultimi articoli per Gardenia, per gli ultimi mesi che ti rimanevano. E come sempre, negli anni, ci trovavo la mia consolazione alle profondità dell’animo a cui rimandano i silenziosi accenni della natura.

Chissà perché, mi torna in mente il tuo contributo sui tulipani (Aprile 2014), che hai liberato finalmente dalla veste di prime donne a cui sono stati costretti da umani alla ricerca della bellezza sfacciata, gridata. Mi sembra di vederli i tuoi tulipani, anche ora che è estate. Ridono e si divertono in mezzo all’erba, e non si curano se vengono scompigliati dal vento e se i loro colori non seguono schemi cromatici che ingabbiano la libertà di essere e di vivere come si vuole. E vedo te, sotto il tuo salice, che avresti voluto estirpare e al quale non avresti mai pensato di poterti affezionare. Come ad ogni pianta o pensiero ai quali hai generosamente concesso una possibilità. Ti vedo, sì, che sollevi appena le braccia, e i suoi rami flessuosi scendono giù giù fino a terra per abbracciarti.

Addio Pia. Mi mancherai.

“Giardino Amore Mio”: sabato 23 aprile si promuove la cultura del verde a Palazzo Tartaglione

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Giardino Amore Mio - Palazzo Tartaglione

Un intero pomeriggio dedicato alla cultura del verde nelle sue varie declinazioni si terrà a Marcianise (Caserta) nel prossimo weekend. Sabato 23 aprile 2016, alle ore 16,00, Palazzo Tartaglione riapre le porte al pubblico in occasione di “Giardino Amore Mio”. I visitatori potranno lasciarsi inebriare dalle fioriture primaverili dell’antico giardino della dimora storica sita in via Tartaglione 8, di recente scelta dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) come luogo di interesse culturale. Si potranno, inoltre, percorrere i viali ed i sentieri di un luogo dall’atmosfera incantata che conserva un fascino senza tempo.

Il programma della manifestazione prevede alcune conferenze da parte di esperti del settore che si terranno nell’antico fienile del Palazzo, dove sarà allestita, per l’occasione, una mostra fotografica di Alessandro Santulli a cura di Luca Sorbo, docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Saranno inoltre presenti associazioni, artigiani, artisti e produttori che rappresentano le diverse anime di una sensibilità “green” e si distinguono per un lavoro svolto in sintonia con la natura e nel rispetto di essa. In particolare, l’associazione-vivaio “Giardino Semplice” promuoverà l’idea dell’importanza del recupero, anche in giardino, attraverso la riproduzione di piante spesso dimenticate; l’associazione “Marcianise In Bici”, che si occupa della promozione dell’uso abituale della bicicletta, presenterà lo studio di un percorso nella campagna marcianisana quale punto di partenza per un ritorno all’utilizzo di spazi verdi da tempo abbandonati; “Happy Planet” proporrà laboratori di giardinaggio ai più piccoli per educare al rispetto della natura; l’associazione “Uniti per…” presenterà percorsi di ortoterapia studiati appositamente per i diversamente abili. Saranno inoltre presenti alla manifestazione: GIA.D.A. Giardini e Dimore dell’Armonia, Adea Amici degli Alberi, SpaziVerdiVivai Piante Marrone FrancescoL’Orto VolanteLibera FeolaAziendaAgricola Belardo.

Palazzo-Tartaglione-Giardino-Viale-PanchineProgramma Conferenze a partire dalle ore 17.30:

“Quello che una pianta sa” di Giovanni Aliotta
Aliotta, già professore ordinario di Botanica della Seconda Università di Napoli, attualmente è componente della Commissione scientifica del Centro Interuniversitario per la Ricerca Bioetica (CIRB).

“Il seme del noce. Storie di alberi, libri e cacciatori di piante” di Antimo Palumbo
Palumbo, scrittore e storico degli alberi. Si occupa di divulgare la cultura degli alberi con particolare attenzione al patrimonio arboreo della città di Roma. E’ presidente e fondatore dell’associazione ‘Adea amici degli alberi

“Dal parco della Reggia di Caserta ai giardini privati: una questione di stile” di Nicola Tartaglione
Tartaglione, architetto. Esperto di dimore storiche e giardini antichi, nel 1999 fonda l’associazione GIA.D.A. Giardini e Dimore dell’Armonia. Attualmente è delegato dell’ADSI Associazione Dimore Storiche Italiane per Caserta e provincia – www.nicolatartaglione.it

Palazzo Tartaglione – via Tartaglione 8 – Marcianise (Caserta)
www.palazzotartaglione.it
info@palazzotartaglione.it
Facebook: https://www.facebook.com/palazzotartaglione

“Giardini del Volturno” giunge alla sesta edizione: il 2 e 3 aprile tutti a San Bartolomeo

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Il 2 e 3 aprile, sabato e domenica prossimi, Giardini del Volturno rinnova il suo appuntamento per tutti gli appassionati di piante, fiori e dintorni, con un programma ricco come non mai! Workshop, laboratori creativi, spettacoli, intrattenimento e visite guidate alla scoperta del meraviglioso parco faunistico e botanico di San Bartolomeo- Casa in Campagna, splendida cornice dell’evento nato per unire il pubblico sotto la comune passione per la Natura e che si propone come obiettivo la divulgazione della conoscenza e la tutela dell’ambiente e del territorio. Qui il programma dell’evento.

Tra gli espositori di questa edizione sarà presente anche Palazzo Tartaglione, dimora storica scelta dal FAI Fondo Ambiente Italiano come luogo di interesse storico-artistico. Palazzo Tartaglione è aperto al pubblico per eventi culturali e momenti di convivialità. A “Giardini del Volturno” presenterà il programma delle sue prossime iniziative.

 

Orto sul balcone: il crescione

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Quando i bambini cominciano a mostrare familarità con le pratiche del giardinaggio, allora prima o poi arriva anche il momento in cui li vedrete arrampicarsi su una sedia, prendere dallo scaffale in dispensa il cofanetto dei tesori di mamma giardiniera, scegliere una bustina di semi, e chiedervi un vasetto, del terriccio e di assisterli nella semina!
Se siete fortunati, vi chiederanno di coltivare fiori, ma al 101% (come disse il potatore che voleva convincermi di aver ragione sulla siepe di allori) sceglieranno semi da orto. E allora non vi resterà che sperare che non abbiano scelto del granturco… No, dico, vi immaginate cosa debba essere coltivare pannocchie sul balcone? Sempre che questo sia abbastanza grande da poter contenere un vaso di dimensioni appropriate e contemporaneamente consentirci di passare!
E comunque questa volta mi è andata bene… il piccolo ha scelto di seminare crescione! Cosa volere di più? Germinazione immediata (1 o 2 giorni) e crescita velocissima: proprio quello che ci vuole per tenere alta la motivazione dei piccoli giardinieri, ancora troppo impazienti per rispettare i tempi spesso lunghi della natura.

Lepidium sativum, detto crescione, è una pianta annuale che viene usata per il suo aroma molto particolare, piccante ed amarognolo, che ricorda un po’ quello della rucola. Viene comunemente usato fresco (spesso in germogli) per arricchire e decorare insalate.

Periodo: tutto l’anno o quasi (evitare solo i periodi delle gelate)

Occorrente: semi di crescione, balconetta, compost maturo

Realizzazione: Lasciate che il vostro bambino faccia tutto da solo, o quasi. Fate in modo che riempia di compost la balconetta fin quasi al bordo e che sparga semi sulla terra allo stesso modo in cui sparge pizzichi di zucchero sul ristorante delle formiche. Ancora qualche pizzico di compost per coprire i semi; bagnare delicatamente con lo spruzzino. Mentre procedete, mi raccomando, non dimenticate di raccontargli di quella volta in cui avete piantato un seme di fagiolo nel giardino dei nonni, ed era spuntata una piantina così grossa da superare in men che non si dica il platano, e poi aveva continuato a crescere, su, sempre più su, fino a toccare le nuvole! :-)
I germogli possono essere raccolti già dopo 4 o 5 giorni dalla semina, oppure si può aspettare una ventina di giorni per procedere a tagliare di volta in volta con le forbici la quantità di foglioline che serve.