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Le giornate sono diventate molto corte e la temperatura si è abbassata notevolmente. Diventa sempre più difficile programmare una giornata da trascorrere nella nostra nuova casa in montagna. E le cose da sistemare sono tante…

In attesa della primavera, quando finalmente potrò ricominciare a mettere in pratica i miei esperimenti (da autodidatta inesperta) per il nuovo giardino, mi consolo con quello in città dei miei genitori, il giardino della mia infanzia, a cui sono legati i miei tanti ricordi di bambina.

In questo periodo è incantevole: i limoni, le arance e i mandarini hanno acceso dei loro splendidi colori tutte le chiome degli alberi e hanno arricchito il giardino di un profumo inebriante che si mescola a quello di terra umida. Giusto il tempo di un giro dopo il lavoro e fa subito buio…

Fra un po’ sarà possibile fare una bella raccolta. Di arance e mandarini si intende, perchè i limoni no, quelli sono preziosi, è meglio lasciarli sugli alberi il più possibile… Accidenti, la mia nonna materna mi ha inculcato questa convinzione e ogni volta che stacco un limone dal ramo mi sembra di aver compiuto un sacrilegio!

Vabbe’, prendo solo qualche arancia per una spremuta fresca ai bambini. Anche lì la voce della nonna in testa «… e sciogli prima lo zucchero nell’acqua, e solo alla fine con il succo, se no la vitamina C si perde…».

Pazienza, pazienza, pazienza! 

A proposito, mia madre si è intestardita nel voler portare una pianta di limoni in montagna. Ma, dico io, perchè la dobbiamo perdere? Ogni pianta deve stare al posto suo! Se non ci è mai capitato di vedere una pianta di limone in montagna un motivo ci sarà, no? E lei: «… io mi faccio costruire una mini serra per mettercela dentro e poi vedrai!».

Pazienza, pazienza, pazienza!

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